Libri & Arti
belisariorighi scrittore critico d'arte
Belisario Righi
Perugia - Italia
belisario.righi@gmail.com
PILLOLE
COME LEGGERE, SCRIVERE, FAR CRITICA
Da: I SAGGI di Michel de Montaigne - Libro II, capitolo X
Non metto affatto in dubbio che mi accada spesso di parlare di cose che sono trattate meglio dai maestri del mestiere, e con più verità.
Questo è soltanto il saggio delle mie facoltà naturali, e in nessun modo di quelle acquisite; e chi mi taccerà d’ignoranza non mi farà torto, poiché a fatica risponderei dei miei ragionamenti ad altri, io che non ne rispondo a me stesso, e non ne sono soddisfatto. Chi va in cerca di scienza, la vada a pescare dove si trova: non c’è nulla di cui io faccia meno professione. Queste sono le mie fantasie, con le quali non cerco affatto di far conoscere le cose, ma me stesso: esse mi saranno forse note un giorno, o lo sono state un tempo, secondo che il caso ha potuto condurmi su quei passi dove erano spiegate. Ma non me ne ricordo più. E se sono uno che qualcosa legge, sono anche uno che nulla ritiene. Così non garantisco alcuna certezza, se non di far conoscere fino a che punto arriva, per il momento, la conoscenza che ne ho io. Continua a leggere
POVERTA' E RICCHEZZA
Estratto da: VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE di Louis-Ferdinand Céline
... Noi siamo abituati ad ammirare ogni giorno dei grandissimi banditi, di cui il mondo intero venera con noi la ricchezza e la cui esistenza si dimostra, non appena la esamini un po' più da vicino, come un lungo crimine rinnovato ogni giorno, ma quelli si godono la gloria, gli onori e il potere, i loro misfatti sono consacrati dalle leggi, mentre per quanto indietro ci si spinga nella storia, tutto ci dimostra che un furtarello veniale, e soprattutto di alimenti poveri, come la pagnotta, il prosciutto o il formaggio, attira immancabilmente sull'autore l'obbrobrio formale, la scomunica categorica della comunità, i maggiori castighi, il disonore automatico, la vergogna inespiabile, e questo per due ragioni, anzitutto perché l'autore di tali misfatti è generalmente un povero e questa condizione implica per se stessa un'indegnità fondamentale e poi perché il suo gesto comporta una sorta di tacito rimprovero verso la comunità.
Il furto del povero diventa una maliziosa rivincita personale. Così la repressione dei furtarelli da niente viene esercitata ad ogni latitudine con rigore estremo, non solo come mezzo di difesa sociale, ma anche e soprattutto come monito severo a tutti gli sventurati di doversene stare al loro posto e nella loro casta, tranquilli, allegramente rassegnati a crepare, lungo i secoli e all'infinito, di miseria e di fame (...) Mi ci sono voluti, come a tanti, vent'anni e la guerra, per imparare a starmene nella mia categoria, a chiedere il prezzo delle cose e degli esseri, prima di prenderli, e soprattutto prima di attaccarmici.
IL RAPPORTO TRA LE PERSONE
Estratto da: MORTE A VENEZIA di Thomas Mann
Nulla è più singolare, più imbarazzante che il rapporto fra persone che si conoscono solo di vista. Si incontrano tutti i giorni a tutte le ore, si osservano, e tuttavia sono costretti dal decoro o dal puntiglio
a fingere indifferenza e a passarsi accanto come estranei, senza una parola e senza un saluto.
C'è fra loro un rapporto di bisogno insoddisfatto e innaturalmente represso di conoscersi e di comunicare, e soprattutto una specie di ansioso rispetto. Giacché l'uomo ama e onora l'uomo finchè non può giudicarlo, e il desiderio è prodotto da una conoscenza imperfetta.
AL CAPEZZALE DI LADY MACBETH
Da: MACBETH di William Shakespeare
Seyton: La regina, mio signore, è morta.
Macbeth: Sarebbe pur morta un giorno o l'altro. Il tempo per quella parola sarebbe pur dovuto venire... Domani, e domani e domani striscia a piccoli passi, di giorno in giorno, fino all'ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno illuminato a pezzi il cammino verso la polverosa morte.
Spegniti, spegniti breve candela! La vita non è che un'ombra in cammino, un povero attore che s'agita e si pavoneggia per un'ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. E' un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato.
I SOGNI
Da: IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO di Fëdor Dostoevskij
I sogni, come è noto, sono una cosa stranissima: una cosa ti si presenta con terrificante chiarezza, con un'infinità di particolari minuziosi, con una finitezza da oreficeria, su altro invece sorvoli, come se non te ne accorgessi affatto, per esempio, sullo spazio e sul tempo.
I sogni, li indirizza, pare, non la ragione, ma il desiderio, non la testa, ma il cuore, e intanto quali ingegnosissime cose ha operato a volte la mia ragione nel sogno! (...) Una volta che hai conosciuto la veità e l'hai veduta, sai bene che quella è la verità e che un'altra non c'é né ci può essere.