GROVIGLIO DI VIPERE - François Mauriac | Recensione di Belisario Righi
- Belisario Righi
- 4 mag 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 6 giorni fa
RECENSIONE
GROVIGLIO DI VIPERE di François Mauriac, opera di altissima qualità letteraria, è
la crudele critica diretta a persone legate all'autore da rapporti di intimità, stilata nello stile della reprimenda, tendente a mettere in risalto le peculiarità negative del carattere delle persone interessate. Mauriac è definito romanziere cattolico.
Ho letto altri lavori simili scritti da autori non meno illustri, in particolare mi riferisco a De profundis di Oscar Wilde e Lettera al padre di Franz Kafka.
De profundis, tra i due, è quello scritto in maniera più accattivante, più elegante, come non poteva non essere, nello stile di Wilde, mentre Lettera al padre è sicuramente la più feroce, proprio perché rivolta al genitore e contiene le critiche più dure che si possano indirizzare a un padre, ma entrambe sono caratterizzate da una mancanza quasi totale di una visione introspettiva dell'animo dello scrivente.
In esse non si dà mai peso, o almeno molto poco, alle negatività caratteriali di chi inveisce. Sono a senso unico, vanno in un'unica direzione.
Mauriac, al contrario, ha fatto un lavoro superiore a quello di Wilde e di Kafka, per il semplice motivo che la sua opera è a doppio senso, inveendo contro le persone oggetto della sua critica, delle quali vuole evidenziare la loro pochezza d'animo, ma è altresì rivolta contro se stesso, mettendo in risalto anche le asperità del proprio carattere, dei propri sentimenti, secondo il concetto realistico che la verità non sta mai da una parte o dall'altra, ma sempre nel mezzo, e quindi nelle sue pagine fa altalenare questi concetti negativi che riguardano a volte i soggetti cui lui è interessato e a volte se stesso, quasi soppesando quali delle due critiche, delle due negatività, la sua e quella degli altri, sia la più forte, la più grande e quale sia l'una l'effetto e l'altra la causa.
Louis, il protagonista del romanzo, non nasconde mai che la malignità, la cattiveria delle persone che lui redarguisce, sebbene di natura caratteriale, derivi inevitabilmente dalla sua più intensa e più cruda angolosità spirituale, perché si considera un mostro e sapendo di esserlo come tale si dipinge. Non c'è niente di aulico in lui, è pienamente cosciente di essere una persona cattiva, avida, avara, calcolatrice, egoista, egocentrica, schiavista e di conseguenza anche se mai lo ammette palesemente, lascia intendere che tutto quello che di negativo c'è nei suoi figli, in sua moglie, nei suoi nipoti, sostanzialmente sia una loro triste difesa verso la brutalità che è insita nel suo animo.
GROVIGLIO DI VIPERE in questa chiave di lettura, come opera letteraria e antropologica è senz'altro più viscerale, più completa e superiore in intensità a De profundis e a Lettera al padre.




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