AMARE LA VITA - Poesia di Nazim Hikmet | Analisi di Belisario Righi
- Belisario Righi
- 3 apr 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 mar

Ritratto fotografico di Nazim Hikmet
AMARE LA VITA
Così devi amare la vita e questo globo terrestre da sentirti triste se solo ti passa per la mente che un giorno tra un miliardo tra 100 miliardi di anni forse si spegnerà e impallidendo continuerà a volare cieco come una noce vuota.
ANALISI
La poesia è un breve ma intenso componimento che affronta il tema della vita e della sua fugacità, suscitando al contempo un senso di tristezza e smarrimento di fronte alla caducità dell’esistenza con riflessioni esistenziali profondamente emotive sull'amore per la vita e per la Terra. E' una meditazione sull’importanza di vivere con consapevolezza la propria esperienza.
Ricordando l’impermanenza del mondo e di tutto ciò che ci circonda, il Poeta non induce a una visione nichilista, bensì a un amore più profondo e autentico per la vita. Amare significa quindi accettare anche l’idea della fine, senza negarla o evitarla.
Il nucleo tematico dell'opera è l’amore verso la vita e il pianeta Terra, inteso non come semplice sentimento superficiale ma come un affetto profondo e consapevole della sua fragilità.
La prima frase, Così devi amare la vita / e questo globo terrestre, è un imperativo che ribadisce l’importanza di un atteggiamento attivo: amare non passivamente, ma con convinzione, quasi come un dovere morale.
Tale amore è tuttavia accompagnato da una dimensione malinconica, sottolineata dalla suggestione della tristezza, affermando il Poeta che si dovrebbe provare tristezza se solo ti passa per la mente / che un giorno / tra un miliardo / tra 100 miliardi di anni / forse si spegnerà. Numeri così grandi (un miliardo, cento miliardi) introducono anche una riflessione sul tempo cosmico, che trascende la vita umana e le sue misure.
La parola forse lascia aperta la possibilità che la fine non sia certa o imminente, ma solo una eventualità futura. Tale elemento di incertezza accentua l’ambiguità della nostra condizione, sapendo noi che tutto è effimero, e non ci è possibile prevedere quando accadrà la fine definitiva.
La poesia utilizza alcune immagini particolarmente efficaci per evocare la scena finale del globo che si spegnerà. Il pianeta impallidendo richiama un’immagine di progressiva perdita di vitalità, come se la Terra perdesse la sua luce e la sua energia. Successivamente, il pianeta continuerà a volare / cieco come una noce vuota. Questa similitudine è sorprendentemente ricca di significati.
Paragonare la Terra a una noce vuota implica un’immagine di qualcosa che una volta era pieno e vitale, ora invece è privo di contenuto, interno e senso. La noce vuota simboleggia la sterile desolazione, la morte, l’assenza di vita e il fatto che essa continuerà a volare rafforza l’idea di un moto perpetuo senza scopo, di un’esistenza priva di coscienza e direzione, cieca. Questa immagine è una metafora dell’universo stesso che continuerà a muoversi senza la presenza della vita o di una intelligenza che lo guidi.
Il componimento, pur nella sua brevità, si rivela non soltanto una profonda riflessione filosofica, ma anche un impegno etico e un messaggio di speranza, incisivamamente suggerito dalla parola forse che come la definì Giacomo Leopardi è la parola più bella del vocabolario, poiché apre delle possibilità, non certezze... Perché non cerca la fine. Perché va verso l'infinito.



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