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GIORNO DI AUTUNNO - Poesia di Rainer Maria Rilke | Analisi di Belisario Righi


La fotografia, eseguita da Belisario Righi, ritrae i colori dell'autunno.
Colori d'autunno - Fotografia di Belisario Righi


GIORNO DI AUTUNNO


Signore: è tempo. Grande era l'arsura.

Deponi l'ombra sulle meridiane,

libera il vento sopra la pianura.

Fa che sia colmo ancora il frutto estremo;

concedi ancora un giorno di tepore,

che il frutto giunga a maturare, e spremi

nel grave vino l'ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l'avrà,

chi è solo a lungo dovrà stare,

leggere nelle veglie, e lunghi fogli

scrivere, e incerto sulle vie tornare

dove nell'aria fluttuano le foglie.




ANALISI


La poesia si configura come una meditazione intensa sul tempo che passa, sulle attese che si prolungano e sulle opportunità che sfuggono. L’elemento naturale, rappresentato dalle ombre, dal vento, dai frutti, dalle foglie è lo specchio del percorso umano, con i suoi momenti di arsura e desiderio di rinnovamento.

E' una riflessione profonda sulla fragilità e sulla determinazione, insite nell’essere umano, sul bisogno di trovare un proprio frutto maturo, una condizione di stabilità nella vita.

Il tono coinvolgente nasce dal dialogo diretto con il Signore, figura suprema che incarna la volontà di intervenire e modificare il corso degli eventi, rendendo l'invocazione un appello universale alla speranza e alla pazienza.

La composizione si apre con la supplica Signore: è tempo. L’utilizzo del termine Signore evoca una figura suprema che regola il ciclo della natura e della vita. Il poeta si rivolge a questa forza superiore, chiedendo che si compia un cambiamento necessario, testimoniato da grande era l’arsura. L’arsura rappresenta non solo la sete fisica o la siccità, ma un senso più ampio di attesa, di penuria esistenziale.

Nella seconda strofa, con Deponi l’ombra sulle meridiane, si chiede una sospensione, una tregua temporale, un momento di grazia. Libera il vento sopra la pianura  è una metafora di libertà, una forza naturale che spazza via la staticità, portando freschezza e movimento dove la pianura diventa spazio simbolico di possibilità e di rigenerazione.

Fa che sia colmo ancora il frutto estremo; concedi ancora un giorno di tepore, che il frutto giunga a maturare, e spremi nel grave vino l’ultimo sapore. In questa strofa il frutto rappresenta l'estrema possibilità di raggiungere la pienezza dell’esistenza, la compitezza del ciclo vitale prossimo alla fine.

La richiesta di un giorno di tepore è un desiderio di proroga, affinché il frutto raggiunga la maturità piena e possa offrire l’ultimo sapore. Ultimo ha valenza escatologica, è il traguardo finale simboleggiato dal grave vino, conclusivo, carico di memoria, esperienza e passione, sottolineato dal termine grave e pertanto prezioso.

La quarta strofa introduce una riflessione sulla condizione umana, con una nota di amarezza e solitudine: Chi non ha casa adesso, non l’avrà, chi è solo a lungo dovrà stare. Questa dualità, tra chi ha trovato un proprio luogo, un punto di riferimento e sicurezza, e chi invece è destinato a rimanere per sempre in uno stato di spaesamento, segna un confine netto tra stabilità e precarietà esistenziale. La solitudine è intesa come una condizione di lunga durata, un destino quasi immutabile, che incide profondamente sulla percezione del tempo e dello spazio vissuto.

Leggere nelle veglie, e lunghi fogli scrivere, e incerto sulle vie tornare. L’atto di leggere e scrivere nelle veglie assume la funzione di un atto catartico, il tentativo di rinnovarsi resistendo all’abbandono, un modo per dare senso e ordine al caos interiore e alle lunghe notti di solitudine.

Tornare incerto sulle vie suggerisce invece un vagare privo di direzione certa, una ricerca incessante di un ritorno che appare problematico, come se le strade della vita non offrano certezze o approdi definitivi.

La poesia si chiude in un’immagine soffusa e malinconica: dove nell’aria fluttuano le foglie. Le foglie fluttuanti rappresentano la transitorietà, il continuo mutamento, la caducità delle cose. L’aria è metafora del tempo che passa e trasporta con sé ricordi, esperienze e speranze.

Questa immagine finale riassume il tono malinconico di tutta la composizione, permeata da un desiderio di durata e compimento contrastato da una realtà di precarietà e di attesa.



 
 
 

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