ANTICLASSICISMO DEL PARMIGIANINO - La Madonna serpentata | di Belisario Righi
- Belisario Righi

- 30 gen
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Aggiornamento: 30 mar

ANTICLASSICISMO DEL PARMIGIANINO
Girolamo Francesco Mazzola, detto Parmigianino dal nome della sua città natale, nacque a Parma nel 1503.
Mosse i suoi primi passi di pittori in qualità di supporto agli zii Pier Ilario e Michele, modesti pittori di provincia.
Nell'estate del 1524 partì per Roma ove operò sino al 1527.
Nel giugno 1527 giunse in Emilia ma, invece di tornare a casa, decise di stabilirsi a Bologna ove operò fino al 1530, quindi fece ritorno a Parma.
Tra l'aprile del 1530 e il maggio del 1531 l'Artista, a più riprese prese contatti con i fabbricanti della Madonna Della Steccata nella sua città natale, per una importante impresa pittorica che prevedeva la decorazione ad affresco dell'abside nella cappella maggiore e del sottarco sul presbiterio nella basilica di Santa Maria Della Steccata.
In quel periodo si allontanò dalla famiglia forse per i suoi presunti interessi nell'arte dell'Alchimia o fors'anche per la scoperta della sua omosessualità.
Per inandempienze contrattuali riguardanti gli affreschin di Santa Maria Della Steccata nel 1539 fu carcerato sino al 1940. In questa circostanza abbandonò i lavori in seguito affidati a Giulio Romano. Lo stesso anno, causa la malaria, morì.
Fu sepolto nella chiesa dei Serviti nei pressi di Casalmaggiore.
Parmigianino è stato un pittore della corrente manierista emiliana.
Apprese le prime nozioni pittoriche dagli zii Pier Ilario e Michele, modesti pittori di provincia e sembra abbia avuto un'educazione letteraraia e musicale.
Secondo Giorgio Vasari, Parmogianino ebbe una spiccata passione per l'alchimia, tanto che su di questa sono fondate molte speculazioni riguardanti i misteri nascosti in alcune sue opere.
La Madonna dal collo lungo, opera incompiuta, indubbiamente il suo più eccelso capolavoro, rappresenta un nuovo modello di bellezza femminile eterea, irreale, irraggiungibile, affrancata dai canoni iconici e morfologici rinascimentali per assurgere ad una bellezza ideale, caratterizzata da una fisicità oltremodo longilinea, su cui risaltano il collo allungato simile a un cigno, la carnagione pallida, diafana, le mani dalle dita lunghe e sottili, in un insieme che conferisce alla persona un eleganza tutta particolare e squisitamente femminea.
Il dipinto è ricco di simbologie e rimandi a concetti ermeneutici nonché artistici.
La colonna è uno dei punti cardine di tale simbologia iconografica e letteraria, volendo rappresentare con la sua esile linearità il collo allungato della Madonna cui si fa riferimento a quanto espresso nella Bibbia, più precisamente nel Cantico dei Cantici: “ il tuo collo è come una colonna”, passo letterario interpretato dagli studiosi medievali quale riferimento alla Turris Eburnea, simbolo apodittico dell'Immacolata Concezione.
L'anfora ovale è un'altro richiamo alla Vergine, considerata il “Vaso mistico” nel quale avviene il miracolo della Concezione che presagisce il martirio di Cristo avvenuto sulla croce, come si può rilevare dall'immagine riflessa sull'anfora stessa.

Non a caso il parmigianino realizza una maternità fuori dagli schemi liturgici, includendovi il Bambino, non già come neonato in braccio alla Mamma, bensì come infante in posizione distesa sulle gambe della Vergine, simile alla Pietà di Michelangelo Buonarroti.

Poco sappiamo e quindi altrettanto poco possiamo dire del minuscolo uomo posto in basso alla destra dell'insieme. Vediamo che srotola una pergamena. Potrebbe essere un profeta o forse San Girolamo che disquisì sul dogma dell'Immacolata. Un secondo personaggio, di cui abbiamo soltanto un piede, poteva essere San Francesco fervido sostenitore dell'Immacolata concezione.

L'insieme è focalizzato sulla figura allungata della Vergine, ripresa in una prospettiva che nasce dal basso, al fine di dare slancio e monumentalità alla composizione, rendendola carica di grazia ed eleganza, mediante l'utilizzo dell'espediente manieristico cinquecentesco, noto come figura sepentinata.
Tutto è leggero, trasparente, delicato, idealistico, decisamente contrario al classicismo. E' stato anche scritto come i panneggi trasparenti che lasciano intravedere il suo ombelico, il suo capezzolo facciano pensare a “un culto pagano della bellezza”.

Colpisce altresì nell'osservazione della tavola la volonta dell'Artista di creare una nuova grammatica iconografica sofisticata, con l'utilizzo di tecniche manieristiche e lo stravolgimento delle proporzioni, raffigurando la Vergine imponente rispetto alle altre figure, non riuscendo però, al contempo, a sottrasi totalmente dalla pomposità rinascimantale. Verità ne sono l'acconciatura finemente elaborata dei capelli, arricchita da preziosi gioielli, la mobida e cascante sericità delle vesti che rimandano alle Madonne quattrocentesche del Botticelli, del Da Vinci e ad altri sommi artisti che raffigurarono la Vergine in atteggiamento e status sociale di alto lignaggio.




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