ESISTE LA MORTE? - Realtà o sofisma? | di Belisario Righi
- Belisario Righi

- 14 ott 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 30 mar

ESISTE LA MORTE?
Nella mia giovinezza, quando apprendevo della dipartita di qualcuno a me noto, o per legami diretti o per mera conoscenza tramite le cronache giornalistiche, provavo un commosso dispiacere per la triste sorte del defunto, ma mi sentivo fondamentalmente indifferente di fronte alla morte che mi sembrava un evento distante, come non avesse nulla a che fare con la mia vita.
Vivevo il concetto di morte con una sorta di distacco, quasi si trattasse di una realtà esistente al di fuori del mio orizzonte personale.
La morte non aveva un ruolo definito nel ritmo della mia esistenza; era estranea alla vitalità che mi circondava. Un'inspiegabile sensazione di eternità si insinuava dentro di me.
Guardando al futuro che si proiettava nella mia immaginazione non vedevo niente che mi facesse pensare ad un epilogo. I sogni, le ambizioni si snodavano nella mia mente senza interruzioni come grani di un interminabile rosario. L'idea stessa della fine mi appariva un concetto astratto, privo di rilevanza.
Arrivato all'età adulta, non notai significativi cambiamenti in questa mia visione filosofica della vita e della morte. Gli anni scorrevano, e la morte continuava a rimanere un elemento estraneo ai miei progetti terreni. Era una presenza silenziosa e non invitata, relegata in un angolo oscuro della mia coscienza, ma con l'avanzare del tempo e il lento arrivo della maturità, ho iniziato a percepire una impalpabile metamorfosi nei miei pensieri.
Il passare degli anni, le esperienze vissute, le perdite subite hanno un poco intaccato la mia storica irrefrenabile indifferenza tanto che ora, quando apprendo della scomparsa di qualcuno, dopo un normale e doveroso pensiero di lutto rifletto, ma solo per un momento, su questo ultimo atto della nostra esistenza terrena e mi domando quando toccherà a me.
Però subito dopo, con irriverente incuria ed irriguardoso menefreghismo verso l’ineluttabile riprendo a vivere nella mia virtuale eternità, abbandonando rapidamente qualsiasi pensiero inquietante riguardo al destino finale di ogni esistenza, e mi domando se il celebre sofisma epicureo, secondo il quale la morte non esiste, abbia un reale fondamento.
Epicuro sosteneva che la morte non è nulla per noi; quando siamo in vita la morte non è presente, e quando arriva noi non possiamo più essere coscienti di essa. Un ragionamento apparentemente rassicurante, che sembra offrire conforto nell'idea che la morte sia una mera transizione, un varco verso un'altra dimensione o forse verso il nulla. Ed è su questo punto che la filosofia si interroga, oscillando tra l'idea di esistenza e l'inevitabilità del nostro destino.
La ricerca del senso della vita si intreccia indissolubilmente con il pensiero della morte che può apparire come un nemico da combattere o come la guida verso una comprensione più profonda dell'esistenza stessa.
La paura della morte, insita nell'animo umano, spesso si traduce in una freneticità di vita, spingendoci a colmare ogni istante con avventure, successi e relazioni, onde esorcizzare il pensiero della nostra finitezza. Nondimeno, con la maturità, viene anche la consapevolezza che il tempo è un dono prezioso e non possiamo permetterci di sprecarlo in una continua fuga da noi stessi. Il pensiero della morte può divenire un catalizzatore per una vita più significativa.
Riconoscere la propria mortalità non deve necessariamente portare a uno stato di angoscia, ma ispirarci a vivere più intensamente, a valorizzare il presente e le relazioni che intessiamo lungo il cammino.
Per alcuni, la riflessione sulla morte diventa un invito all'azione, un imperativo ad imprimere il proprio segno nel mondo. Tali individui vedono nella mortalità un impulso a lasciare un'eredità, un messaggio che trascenda il tempo e che possa influenzare le generazioni future. Altri, invece, sopraffatti dalla fragilità della vita e dall’inevitabilità della morte, vivono in una sorta di paralisi esistenziale.
Qualunque sia l'approccio, la morte rimane il tema centrale della nostra riflessione sulla vita terrena. È certo che, mentre ci allontaniamo dal nostro inizio, ci avviciniamo alla conclusione, ma, paradossalmente, è proprio questo viaggio verso il termine ultimo a conferire significato ai nostri giorni.
La morte si fa strada nei nostri pensieri, ricordandoci l'importanza di ogni singolo istante, illuminando il valore delle emozioni e delle esperienze che compongono la nostra esistenza.
Nel ciclo infinito del dualismo vita-morte ogni fine porta in sé il seme di una nuova vita, e così, mentre continuo a vivere, il pensiero della morte rimane una presenza discreta, un compagno di viaggio che mi invita a riflettere, a prendere consapevolezza delle mie azioni, e a vivere non in fuga dall'inevitabile, ma con gratitudine per il dono della vita.
Trascendere l'indifferenza e abbracciare la verità della nostra mortalità ci conduce a una vita più completa e autentica, in cui ogni attimo viene vissuto con maggiore pienezza, e ogni persona incontrata assume un valore significativo. In questa prospettiva, la morte non è più vista come un nemico da temere, ma come un elemento imprescindibile del nostro essere, un memento che sfida ciascuno di noi a esplorare il senso della nostra esistenza prima che cali il sipario finale .



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