CONNESSIONE TRA FOLLIA E NORMALITA' - La pazzia come chiave di conoscenza! | di Belisario Righi
- Belisario Righi

- 15 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 9 lug

Se c'è connessione tra i prodotti della normalità e i prodotti della follia, come é possibile negare alla conoscenza l'apporto della pazzia?
Il mondo della follia è denso di colori violenti ed allucinanti, popolato di figure fantastiche e incredibili, dove le reazioni diventano incontenibili e gli appetiti insaziabili.
Ma Nietzsche era matto? La mente mi va a quel critico letterario, esperto di filosofia, il quale, studiando Nietzsche, decretò che certe opere del filosofo potevano essere abbastanza attendibili perché il pensatore quando le concepì era ancora sano di mente e non già in preda alla pazzia.
Ho sempre pensato quanto sia singolare che, con tutto ciò che è stato ed ha rappresentato il genio di Nietzsche, vi sia chi vada ad occuparsi di psichiatria.
Questo esclusivismo che taglia fuori a priori il frutto della pazzia mi lascia perplesso, perché sono convinto che la genialità tragga le sue conclusioni dalla vita, filtrandole in un vaglio la cui fittissima rete é costituita dall’inusitato e dall'impercettibile, e analogamente opera la pazzia, sconfinando dai canoni della pedissequità sociale o morale oggettiva, propriamente detta.
In entrambi i casi, genialità e pazzia, si respira un'aria particolare ed esclusiva, mai banale, con la differenza che mentre la genialità creativa ha il potere di coagulare i suoi impulsi, la pazzia disperde le intuizioni in un susseguirsi caotico di fatti e di elementi, perché le idee del genio sono plasmate come dei cubi, i quali collocati opportunamente gli uni sugli altri possono formare un insieme ben preciso, mentre le idee del pazzo sono delle biglie, impossibili da impilare.
Poincaré ha dato della creatività la seguente definizione: capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove che siano utili, e aggiunge che il criterio intuitivo per riconoscere l'utilità della combinazione nuova è che sia bella, non necessariamente in senso estetico, ma elegante, armonica, rispondente funzionalmente allo scopo. E' questa, della creatività, una enunciazione affascinante, direi addirittura romantica per il suo coinvolgimento con la bellezza, l'eleganza, l'armonia, però Mark Twain ha detto che un uomo con un'idea nuova è uno svitato finché quell'idea non ha successo e Carl Gustav Jung sostiene che la creatività è l'arte che può far nascere rapporti metaforici visionari in opposizione ai legami puramente psicologici. Ma l'essere svitati, avere con la realtà rapporti visionari non sono comportamenti che devono ascriversi a chi comunemente viene definito pazzo?
Dunque, quale è la linea di demarcazione tra la normalità e la pazzia? Dov'è questa sottile linea di confine?
Personalmente credo che non esista, mentre sono convinto che la follia sia un torrente che, scorrendo tra le valli del nostro cervello, le irrori con la sua acqua magica, a volte leggermente e allora siamo dei geni, a volte invece troppo e ahimè scivoliamo nella confusione.
In uno stato di alterazione psichica le sensazioni si sposano ad un mondo che vive entro di noi, del quale nulla si manifesta senza provocazione e le immagini che lo popolano sono riproduzioni speculari di altrettante immagini che costituiscono il normale bagaglio conoscitivo, che si producono nello specchio dell'alter ego esistenziale, ma essendo la meta unica e definita, la direzione da prendere non è importante, perché se è vero che una superficie piana altro non è che un lembo infinitesimale di una superficie sferica, il cui centro si trova all' infinito, é pur anche vero che stando sullo stesso piano, qualunque direzione ci farà scivolare su questo guscio sferico infinito, intorno all'infinito stesso.
Del resto tutto ciò è logico, l'infinito non può generare che infinito. Sarebbe impossibile astrarne una parte senza romperne la continuità. Se ciò avvenisse, se ne verrebbe a sconvolgere il concetto identitario.



Commenti