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LA FIERA DELLE VANITA' - La bellezza smarrita | di Belisario Righi

Aggiornamento: 9 ago



Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa Luisa Casati, 1908
Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa Luisa Casati, 1908

Oggi,

il telegiornale ha trasmesso la notizia della morte di Brigitte Bardot. A fatica ho trattenuto le lacrime che stavano umettando i miei occhi. Si chiudeva definitivamente un mondo nel quale ero cresciuto ed avevo vissuto la mia giovinezza.

Lei era il simbolo di un'epoca rifulgente dello splendore della bellezza femminile, quella autentica, quando le belle donne erano veramente belle, avevano soffici labbra tinte di rosso, i seni morbidi e quando le spogliavi quel triangolino peloso ti mandava in sollucchero, oggi invece le labbra sono diventate cuscinetti di silicone, il seno, contro ogni legge fisica, sta appollaiato in due meloni sotto le clavicole, il triangolino che tanto ti piaceva o non c'è più o è ridotto ad un ciuffetto che sembra il pizzetto di un cavaliere del settecento e ancor peggio, ti può capitare che sotto ci trovi qualcosa di diverso da quello che pensavi.

Eh sì, amici miei, succede anche questo!

Brigitte Bardot, nella sua prorompente femminilità degli anni '70, dolce, ironica, carica di un fascino che ti ammaliava di amore pulito, era il simbolo di un mondo soffuso dalla sua impareggiabile eleganza, dove vivevi i tuoi stati d'animo, le tue chimere, e pur seducente e bellissima la guardavi con rispetto, e mai pensavi di poterci fare l'amore, non ti veniva neanche in mente, non ti sentivi assalito dal bieco desiderio sessuale di possederla, perché rappresentava la cifra della nostra giovinezza, la bandiera di una intera generazione, e con una bandiera non si fa l'amore.

Brigitte (permettetemi un po' di familiarità) è stata l'ultima grande perdita. Uno ad uno, sono scomparsi tutti i personaggi che mi hanno cresciuto, simulacri di sensazioni e stati d'animo che hanno reso ineguagliabili quegli anni. Alain Delon, Jean Paul Belmondo, Marlon Brando, Frank Sinatra, Aretha Franklin, Gianni Agnelli, Marcello Mastroianni, Federico Fellini, – ma ce ne sono altri – tutti se ne sono andati, portandosi dietro parte della mia vita, effigi di una razza in via di estinzione.

Sono rimasto solo.

I miei totem sono stati abbattuti, ed ora vivo circondato da ombre, sempre più isolato, disgustato e distaccato dai clamori della Fiera delle Vanità, dominio dell'ipocrisia, della superficialità, dell'egocentricità, dell'apparenza.

Ve l'immaginate Gigi d'Alessio che canta My Way, la nostrana cicciolosa Big Mama alle prese con Respect, Raoul Bova che nei panni di Marco Antonio declama l'orazione funebre di Giulio Cesare, Ricky Memphis nella parte di Belmondo in À bout de souffle, Claudio Amendola, con tanto di smoking bianco, che in Borsalino interpreta Roch Siffredi, Christian De Sica in La Dolce Vita al posto di Mastroianni, Paolo Sorrentino che invano tenta di emulare Federico Fellini, e...ciliegina sulla torta, Gianluca Vacchi in doppiopetto alla Gianni Agnelli. Vi sembra possibile?

Con tutto il rispetto per i sopra citati signori, ma... quando non si può, non si può.

Noi giovani di quel luminoso periodo, con spirito decisamente rivoluzionario avevamo rimodellato il Piacere, celebrato nel Decadentismo di Wilde, Huymans, D'annunzio ad un'espressione meno artefatta, più lineare, sempre restando nei canoni della bellezza, mentre oggi, in una corsa sfrenata verso il qualunquismo più volgare, si disintegrano ripetutamente i più elementari concetti di edonismo e le Marlboro, il whisky che ti tenevano compagnia quando godevi delle performance dei tuoi Divi, sono stati sostituiti da sigarette rollate, fatte a mano e dall'Amaro del Capo.

Si precipita sempre più in basso!

La bellezza, in un labirinto di brutture, ha smarrito la strada.

All'epoca, una Lamborghini Miura o una Ferrari Daytona avevano un rush iniziale che permetteva di raggiungere la velocità di cento all'ora in sei, sette secondi. Ti sembrava di volare. Con le ipercar di oggi, nello stesso tempo arrivi a duecento. Non riesci a respirare. Prima volavi, oggi non respiri. E poi, prima con il cambio a cloche, a cinque rapporti, ti divertivi a cambiar marcia ed avevi anche un po' di tempo per riflettere sulla guida, adesso con il cambio automatico sequenziale a dieci rapporti, in un attimo ti trovi imbambolato a duecentocinquanta all'ora, e ancora stai andando piano, perché puoi tirare fino a trecentocinquanta. Le supersportive di quegli anni le poteva guidare anche un commendatore non troppo attempato, quelle di oggi le guidi soltanto se sei un pilota di formula 1. Allora a cosa servono, se non a entrare nel salone della Fiera delle Vanità?

Quando ero giovane, se al mare ti presentavi con un motoscafo Riva, magari un Super Tritone eri già qualcuno, se poi avevi un cabinato Benetti di venti metri eri un miliardario. Oggi? Se non hai una barca, che per la sua grandezza si dovrebbe chiamare nave, di ottanta, novanta metri, con piattaforma di atterraggio per elicotteri, un equipaggio di una ventina di persone, chi sei? Un poveraccio! Uno che non conta niente.

Prima i soldi li facevi fabbricando frigoriferi o televisori, adesso guadagni dieci volte di più facendo trading, manovrando bitcoin, acquistando per un pezzo di pane aziende decotte che poi, con giri e raggiri e un nome nuovo, rivendi a venti volte quanto le hai pagate e sono sempre le stesse, fallimentari. Oppure giochi con titoli spazzatura che in un vorticoso turbine di manovre borsistiche, raggiungono quotazioni che, vendendole, ti fanno più ricco di quanto tu già non sia, fino a quando la famigerata bolla finanziaria, spauracchio di tutti i sola borsistici, che più propriamente definirei borseggiatori, scoppia e un stuolo di poveri imbecilli si ritrova col culo per terra, ma, e qui viene il bello, nelle medesime condizioni si trovano anche tante banche, perché ingorde, attratte dai facili guadagni ne fanno incetta, però loro, per statuto divino, non possono fallire, e allora le varie Associazioni bancarie ed altre istituzioni similari, ogni nazione ha le sue, naturalmente con l'appoggio e l'aiuto del Governo, intervengono e mettono tutto a posto, ovviamente con i nostri soldi che vengono defalcati dagli investimenti per le infrastrutture del Paese, dalla Sanità pubblica, dalle pensioni e via dicendo.

Pensiamo alla famosa, pluripremiata banca Monte dei Paschi di Siena, attiva sin dal lontano 1472, che perennemente sull'orlo del baratro finanziario, passando di mano in mano continua a galleggiare in un mare di debiti o se preferite, pensate alla nostra storica compagnia aerea di bandiera, l'Alitalia che, dopo miliardi e miliardi di lire – sempre nostri – buttati via inutilmente, se la sono presa i tedeschi.

Si potrebbe continuare all'infinito.

Risultato: siamo sempre noi a prenderselo in quel posto.

Questo è il mondo di oggi, dove non esistono più persone da additare ad esempio, dove non ci sono più eroi, e se mai ve ne è ancora una sbiadita parvenza, questa è rapprentata da noi comuni mortali, perché vivere in questo letamaio è il vero atto di eroismo.




 
 
 

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