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QUANDO DUE PIU' NON FA QUATTRO - La matematica sbagliata | di Belisario Righi

Aggiornamento: 28 lug

Concetti matematici astratti ed improbabili
Concetti matematici astratti ed improbabili


Chiacchierando con mia figlia del famoso libro Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, riguardo alla invalicabilità del muro, simbolo apodittico del due più due fa quattro, Natalia dice che la matematica è sbagliata.

Il patatrac parte da lì, perché uno più uno non fa due e quindi due più due non può fare quattro, se gli addendi non hanno la medesità identità. Una mela più una pera non fa due mele né due pere, quindi il calcolo numerico diviene illogico, matematicamente errato e il famoso assioma del due più due fa quattro, verità inconfutabile, universalmente riconosciuta, viene sconfitto nella sua spocchiosa logicità.

Io credo che mia figlia abbia ragione.

Quale sia il risultato di questa elementare addizione non si sa, perché non conosciamo gli elementi che vi entrano in gioco, ma questa asserzione, base condizionante di tutta la nostra esistenza, se la si esamina al di fuori della sua veste numerica, appare inesatta.

Prendiamo ad esempio, la prima cosa che mi viene in mente, la pillola, quel minuscolo rimedio medico che ingurgitiamo in quantità smodate. Quante volte, appena la mettiamo in bocca avvertiamo un sapore amaro che subito dopo l'assunzione ci costringe a masticare una caramella? E quando prendiamo una Tachipirina, rimedio efficace per mille mali, che poi, essendo valido per così tanti casi, ti chiedi se veramente valga qualcosa, devi ingollare una pastiglia che per la sua grandezza somiglia più ad una supposta?

Ora, se sei adulto, questi inconveniti li puoi accettare, ma un bambino, appena sentirà qull'amaro o la pillola sarà troppo grande per la sua piccola bocca, non avrà giustamente voglia di sputare quella schifezza? Ecco quindi che una pillola che puoi ingerire non si può considerare uguale ad un'altra che non assolve la stessa funzione e pertanto le due pillole non sono addizionabili. La Logica non funziona.

Ma la domanda è un'altra. Perché, nonostante tutte le innumerevoli soluzioni di dolcificazione non ve ne sia una che renda commestibile una pastiglia? E' possibile che in una società che costruisce microchip, grandi quanto l'unghia del dito mignolo di una mano, tanto capienti da contenere miliardi di informazioni, non si riesca a pressare pochi millegrammi di principio attivo in una compressa facile da ingerire? In questi casi, quale ruolo assume la Logica, la scienza che studia i principi del ragionamento valido e corretto?

E le bollette, come quella della luce che quando la devi pagare, pensi che avendo consumato, che so, cinquanta Kw ad un costo di tot euro a Kw, ti venga a costare 50 x tot euro, e invece devi sborsare tre volte tanto, perché nel conteggio entrano amenità che gonfiano il consumo, come l'IVA, le accise, il trasporto dell'energia. Sì, perché ti fanno pagare perfino i fili su cui scorre la corrente.

Paghi tutto, finanche la spedizione della bolletta. Riguardo a questo, ti viene detto che puoi risparmiare se ti fai addebitare l'importo sul tuo conto corrente bancario, ma non ti si dice che le banche ti fregano sempre e quindi tanto vale andare alla Posta, se poi là dentro non sei costretto a fare una fila chilometrica e non ti scontri con un impiegato che non riesci a capire perchè stia lì, tanto è ottuso. Sì perché anche le Poste sembrano aver sovverito il senso della Logica.

Dopo queste brevi considerazioni, non è lecito domandarsi che fine abbia fatto l'apodittico concetto che due più due fa quattro?

Sicuramente abbiamo adottato una matematica imprecisa, ma non è questo il problema, perchè anche se usassimo un altro genere di matematica, ugualmente, tutto non andrebbe nella giusta direzione, causa il Sistema che trova sempre il modo di infinocchiarti.

Viviamo in un mondo che non abbiamo scelto, soprattutto viviamo senza che nessuno ci abbia chiesto se vogliamo viverci o no, e non stiamo ad ascoltare Heidegger, secondo il cui illustre pensiero siamo stati gettati su questa terra a nostra insaputa. A noi, di Heidegger ce ne deve fregare meno di niente. Su questa terra ci stiamo e basta, ma resta il fatto che nessuno ci ha chiamato e all'improvviso ci si accollano doveri, impicci, imbrogli che non hanno fine, tanto che perfino quando muoriamo dobbiamo pagare. Ci rendiamo conto? Crepiamo e dobbiamo pagare il funerale, le esequie funebri, il posto al cimitero e via dicendo. Dobbiamo pagare anche per morire. Ha senso, dal momento che non abbiamo noi scelto di vivere?

Non importa. Dobbiamo pagare!

Allora, quando dico che due più due non fa quattro, dimostratemi che sbaglio. Ciò nondimeno si vive e si va avanti in un mondo, dove tutto è scontato e regolato da norme perfettamente studiate per farci accettare quanto ci viene propinato, anche se accendendo la televisione senti imprecare contro gli Assolutismi, le Dittature e ti vengono ammannite le illimitate e magnifiche bellezze della Democrazia - démos e krátos, ovvero popolo e governo, cioè governo del popolo, ma quando mai! - Boh?

Ma lasciamo da parte questi problemi che neanche Einstein e Kant insieme potrebbero risolvere, veniamo alla nostra quotidianità.

Sono le sei e mezza. Ti svegli. Inizia una nuova giornata, o meglio un'altra giornata che sarà uguale a quella di ieri che già era uguale a quella dell'altro ieri. Eh sì, é proprio un bel modo di vivere il proprio tempo, ma questo è ciò che ci siamo creati e pertanto questa è la vita che dobbiamo vivere.

Quando la mattina ti alzi dal letto, sei nervoso, non ti senti in pace con il mondo, perché sai che ti aspetta una giornata piena di incombenze di cui faresti volentieri a meno. Però talvolta questa sensazione di disagio diventa devastante e allora il discorso cambia.

Se sei una persona ragionevole, tollerante, lasci perdere, prosegui per la tua strada e continui a pagare bollette drogate, ad ascoltare le chiacchiere dei politici che promettono mari e monti, e invece appena vengono eletti non fanno un cazzo di quello hanno detto, e ancora una volta, facendo finta di niente, vai avanti, ma può capitare che una mattina questo miscuglio di porcherie tu non riesca a mandarlo giù, non ti piace e cosa puoi fare? Potresti prendertela contro il politico di turno, ma via, lui è troppo potente e non riusciresti a far nulla, potresti non pagare la bolletta, ma quei signori che ti mandano l'elettricità a casa, le tue lamentele nemmeno le ascoltano, ti tagliano la luce e basta. Non puoi far niente!

Sei comunque un perdente ma, porca miseria, dovrai pur vincere ogni tanto, dovrai affermare in qualche maniera la tua personalità, il tuo essere uomo e non burattino, ed ecco che scatta la follia, che poi non è follia, è soltanto il desiderio di non essere nessuno e allora, quando la mattina esci di casa in macchina per andare a lavorare, in mezzo a un traffico bestiale, interrotto da lavori in corso, da un incidente stradale o da qualche altra rottura di palle, vedi un gruppetto di ciclisti che anziché procedere in fila indiana, pedalano appaiati e la tua andatura viene ancora rallentata, mettendoti nella condizione di non arrivare in orario al lavoro o di perdere un importante appuntamento, a quel punto, tanto ormai il ritardo è assicurato, ti fermi al primo bar, ti fai un goccetto, ti calmi e continui la tua giornata. Quel giorno finisce così, ma la prossima volta, non può succedere che ti girino i coglioni al punto che non freni, anzi acceleri e li metti sotto quanti, 'sti stronzi di ciclisti?

Voilà, il patatrac è fatto. Di sicuro ti becchi l'ergastolo, ma almeno hai risolto i problemi di sussistenza e non devi pagare più le bollette. Ti sei trasformato in un omicida, un fuori di testa deliquente e irresponsabile, però... finalmente hai conseguito una vittoria!

E' proprio impossibile sentirsi, almeno una volta nella vita, talmente incazzato da perdere il lume della ragione? Credo proprio di no!

A questo proposito vorrei narrare un aneddoto. Tempo fa, andai a far visita a mia figlia che, per lavoro, si trovava in un paesino dell'Emilia. Non c'ero mai stato, non sapevo nemmeno dove fosse e chiesi al navigatore la strada migliore per arrivarci. Me ne indicò una che sino ad un determinato punto conoscevo per averla percorsa in altre occasioni, però a un tratto, quando mancavano circa cento chilometri per giungere a destinazione, mi suggerì di cambiare direzione per imboccarne un'altra che mi costrinse a guidare ben quattro ore per percorrere quegli ultimi cento chilometri.

Come mai accadde questo? E' molto semplice, il navigatore, questo genio che conosce tutte le strade della terra, figlio dell'onnipotente dio Google, nella sua ineffabile onniscenza, mi segnalò una strada dove non ci passano nemmeno le capre e quelle poche automobili che vi transitano, incrociandosi, devono fare attenzione a non toccarsi con gli specchietti retrovisori in un percorso tutte curve, con continue deviazioni, buche che quando ci cadi dentro l'auto sembra che si sfasci, con tornanti talmente stretti da sembrare rubati ad una tappa in salita del Giro d'Italia e, dulcis in fundo, essendo di domenica...i soliti ciclisti che su una strada in salita, larga poco più di tre metri, arrancavano a due chilometri all'ora, conversando tranquillamente, ovviamente appaiati.

Ma non è tutto, ogni tanto trovavo la strada sbarrata, perché sembra che in quei luoghi, una colossale alluvione abbia prodotto delle frane che hanno reso il percorso impraticabile, e per trovare una via di uscita da quel labirinto, mi si obbligava a ripercorre la strada a ritroso. Quattro ore per fare cento chilometri!

E non crediate sia finita qui. Quando finalmente sono arrivato e trovandomi ad un incrocio, per non sbagliare sulla direzione da scegliere, titubante, mi sono fermato ed ho leggermente ingombrato il traffico, cosa è successo? E' arrivato il solito testa di cazzo che mi ha strombazzato e mandato affanculo, ed io zitto zitto quel vaffanculo me lo sono dovuto pigliare, perché il vaffanculo si dà e si riceve, fa parte del Sistema, marcio quanto vuoi, ma tale è il Sistema.

Vi sembra ancora che tutto fili liscio e che due più due faccia sempre quattro?

Conclusione. In questa meravigliosa, magnifica vita, non puoi fare altro che prendertelo nel culo e non si pensi, nemmeno per un attimo, che questa visione dell'esistenza sia pessimistica. Proprio no! Purtroppo è crudamente realistica. Quotidianamente assistiamo ad ogni sorta di soprusi, prevaricazioni, discriminazioni che ledono i più basilari diritti sociali. Il mondo in cui viviamo è regolato da norme imposte da una ristretta cerchia di persone che lo governano, e tutto quello che accade, dalle guerre che falcidiano intere popolazioni a carestie inimmaginabili, è programmato e sostenuto da un Diktat modulato nell'esperanto del denaro, unica lingua conosciuta da quelle illuminate persone che in galera ci mandano gli altri e loro non ci vanno mai.


 
 
 

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