CECITA' - José Saramago | Recensione di Belisario Righi
- Belisario Righi

- 12 gen 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 3 apr

RECENSIONE
Il romanzo inizia con la descrizione di un'improvvisa epidemia di cecità che colpisce un'intera città, costringendo i suoi abitanti a confrontarsi, causa la perdita della vista, con il loro senso d'umanità e capacità di relazionarsi con il Prossimo, in una società che diverrà inevitabilmente preda della barbarie.
CECITA' sfida le convenzioni tradizionali della scrittura con la sua prosa unica e innovativa, caratterizzata da frasi lunghe e complesse, spesso prive di punteggiatura, coinvolgendo il lettore in un flusso di coscienza ininterrotto, affrontando tematiche profonde e complesse, al contempo ponendo interrogativi sull'essenza della condizione umana mediante una narrazione che riflette l'inevitabile confusione e il caos che accompagnano l'esperienza della cecità.
Saramago descrive con grande acutezza l’ineluttabile degenerazione della società di fronte all’assenza di riferimenti visivi.
I personaggi, che prima della tragedia vivevano in un sistema ordinato e strutturato, si ritrovano a dover affrontare il disfacimento delle norme etiche e sociali, in una condizione di totale disorientamento dove le istituzioni cadono, le relazioni umane si deteriorano, le norme etiche, una volta sacrosante, crollano come un castello di carte, lasciando spazio a pulsioni primordiali e reazioni istintive; quella che sembrava una sicurezza innegabile si rivela illusoria, e le relazioni, anziché trovare una nuova forma di coesistenza, degenerano in conflitti e rivalità.
In assenza di riferimenti visivi, gli individui constatano quanto debole sia il tessuto delle loro interazioni.
Il clima di paura e disperazione che pervade i protagonisti non è solo la reazione a un evento esterno, ma riflette altresì la fragilità della loro essenza umana e il mondo diventa un campo di battaglia in cui la lotta per la sopravvivenza supera qualsiasi valore morale, un mondo, privo di luci e colori, palcoscenico surreale delle contraddizioni dell’animo umano.
La mancanza di visibilità non è un semplice deficit sensoriale, rappresenta soprattutto una condizione esistenziale. Vivere al buio costringe ogni individuo a confrontarsi con se stesso e con gli altri in modi inaspettati e tutto quello che prima appariva come una sicurezza innegabile, ora si rivela illusorio, e le relazioni, anziché trovare una nuova forma di coesistenza, degenerano in conflitti e rivalità.
La cecità fisica, metafora di una cecità morale e sociale, è il pretesto per denunciare quanto l'ignoranza e l'indifferenza siano forme di non vedere o peggio ancora di non voler vedere, concetti questi che si fanno sempre più forti quando i personaggi si rendono conto di essere stati ciechi anche prima dell’epidemia, incapaci di riconoscere la sofferenza altrui.
Di concerto, la società si rivela essere il riflesso delle insufficienze umane, della forza della corruzione, del becero potere disumanizzante che inesorabilmente conduce alla soppressione della libertà e della dignità del popolo governato. La dinamica dell'oppressione diventa evidente allorquando le persone, colpite dalla sventura, isolate in un manicomio abbandonato, diventano oggetti di sperimentazioni scientifiche.
Santiago però, in quest'orgia di depravazione morale, intravede una possibilità di riscatto, più precisamente una via catartica, ovvero, la consapevolezza di ciò che si è perduto può portare a una nuova forma di visione, ad una rinascita generata dall’osservazione e dalla reciproca comprensione, dal rinnovamento delle relazioni umane in un contesto segnato dalla devastazione e dalla perdita.
CECITA', per le tematiche affrontate, seppur di non facile leggibilità, dovuta al particolare stile descrittivo, è uno dei romanzi più significativi del degrado sociale al tramonto del secondo millennio, dominato dalla ferocia del potere, gestito attraverso una comunicazione svuotante e repressiva, condizionata dai media, costantemente monitorata dagli apparati governativi, sempre più somigliante alla utopistica rappresentazione del consorzio umano, mirabilmente tratteggiata da Orwell.



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