EDWARD HOPPER e il Realismo americano | di Belisario Righi
- Belisario Righi
- 22 feb 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 30 mar
EDWARD HOPPER E IL REALISMO AMERICANO
Il Realismo, già avviato verso la metà del XIX secolo, agli inizi del '900 negli USA, assume considerevole importanza per determinate angolazioni di osservazione della vita americana, tanto da essere definito Realismo Americano, caratterizzato da uno stile estremamente realistico, sia per la figura che per il paesaggio.
Edward Hopper, uno degli esponenti più interessanti del Realismo Americano, è il pittore del silenzio che emerge dalle sue immagini rurali, e dell'incomunicabilità presente nelle rappresentazioni di vita metropolitana ritratte con l'occhio analitico del fotografo.
Nighthawks, il dipinto più famoso dell'artista, ha in sé tutti gli elementi caratteristitici del movimento, ed è in un certo senso il Manifesto del Realismo Americano.
L'uomo e la donna silenziosi ed emotivamente assenti sono divisi dalla barriera di un'incomunicabilità, abbattuta appena dal quasi inavvertibile contatto fisico delle mani poggiate sul banco.
La sua evocativa vocazione artistica si rivolge sempre più verso un forte realismo, che risulta la sintesi della visione figurativa combinata con il sentimento struggente e poetico che l’artista percepisce nei suoi soggetti.
Predilige immagini urbane o rurali, immerse nel silenzio di uno spazio reale e allo stesso tempo metafisico, che comunicano allo spettatore un forte senso di estraniamento del soggetto dall’ambiente in cui è immerso.
E' stato detto che Hopper sia un realista sui generis, perché il suo occhio cancellando i dettagli, fa sì che la sua pittura proceda per sottrazione.
La scena è sempre spoglia, deserta, e il sentimento empatico predominante è la solitudine che nasce dalla pervadente estraneità dei soggetti verso l'ambiente in cui sono collocati e dall’incomunicabilità che ne risulta.
L’obiettivo di Hopper era catturare l’essenza della vita quotidiana e riprodurre la vita interiore delle persone ordinarie.
Hopper ha dipinto la vita di tutti i giorni, realizzando opere che denotano il contrasto tra immanenza e trascendenza, tra pensieri e realtà. Il mondo di Hopper però, sebbene ritratto con gli stilemi del realismo, non è reale, ma immaginario, concepito per creare l’illusione di realtà.
Il suo desiderio era di raggiungere un alto grado di verosimiglianza, offrendo la minor quantità di informazioni.
Hopper riproduce solo quello che è necessario. Il resto deve essere inteso.
In Office at night del 1940, un uomo e una donna sembrano evitare i loro sguardi e incuranti l'uno dell'altra attendono al proprio lavoro. L'incomunicabilità è palese.
L’espressione del volto non è mai significativa nei personaggi di Hopper, l’atmosfera e l’umore sono dati dalla luce e dall’ombra, dalla posizione dei corpi e dai particolari che contribuiscono a creare una condizione emozionale.
In Excursion into Philosophy del 1959, un uomo fissa il pavimento seduto sul letto, accanto ad una donna poco vestita rivolta verso il muro.
Sul letto è poggiato un libro e l’uomo sembra completamente assente.
Hopper disse commentando il suo quadro: Ha letto Platone piuttosto in ritardo nella vita.
Per certe cose, la filosofia non offre consolazione.
Che il libro sia di Platone, lo sappiamo dalla moglie del pittore che fu sua grande diarista.
In questo quadro, l’attenzione è rivolta al senso di solitudine e di vuoto che viene comunicato.
Al solito, la stanza è praticamente nuda, con solo un letto e uno scorcio di pittura tra i suoi arredi.
Le due persone, nonostante la loro distanza ravvicinata, essendo proprio una accanto all’altra sul letto, sono soli. Sembrano non essere mai state così lontane come in questo momento. Il senso di solitudine, di estraneazione dei soggetti di Hopper, resterà una costante per tutta la vita artistica del pittore, come si evince da questi due quadri del 1960.
Le persone se ne stanno al sole, distaccate emotivamente dalle altre, ognuna con i propri pensieri e la propria storia, minimamente noncuranti del prossimo che le circonda.
In questo forse più che in altri ambiti si deve cercare l'arte di Hopper, perché in fondo la vita è la condanna ad essere soli, anche in mezzo agli altri.
Edward Hopper è unanimemente considerato il caposcuola del Realismo Americano.






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