EOS, LA LEGGENDA DI AURORA – Lacrime e dolori della dea dalle dita rosate | Presentazione di Belisario Righi
- Belisario Righi
- 5 mar 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 mar
Aurora (Eos in greco antico), divinità di origine greca, appare pervasa da un alone di luce. Si leva ogni mattino, per dissolvere le tenebre della notte e annunciare la luce del giorno, spargendo sulla terra una tenue luce rosata.
Nell’Odissea, Omero la chiama la dea dalle dita rosate, per il colore rosa che all’alba diffonde nel cielo.

EOS, LA LEGGENDA DI AURORA
Aurora (Eos in greco antico), divinità di origine greca, appare pervasa da un alone di luce. Si leva ogni mattino, per dissolvere le tenebre della notte e annunciare la luce del giorno, spargendo sulla terra una tenue luce rosata.
Nell’Odissea, Omero la chiama la dea dalle dita rosate, per il colore rosa che all’alba diffonde nel cielo.
Innumerevoli sono gli artisti che l’hanno raffigurata.

Su di un carro trainata dai cavalli, Lampo e Fetonte.

Davanti al carro del Sole, alla cui guida c’è Apollo circondato dalle Ore danzanti.

LA SUA STORIA
Eos, dea dell’aurora, sorella del Sole e della Luna, sposa di Astreo, coltivò parecchi amori fedifraghi, tra cui Zeus e il dio della guerra Ares amante di Afrodite che sdegnata per il tradimento del suo amato punì Eos, condannandola ad avere un desiderio sessuale inesauribile e ad innamorarsi continuamente di comuni mortali. Un giorno passeggiando presso la città di Troia, Eos conobbe Titone, un ragazzo di straordinaria bellezza, figlio di re Laomedonte, ma Titone essendo un mortale perché lei potesse amarlo da dea, quale era, pregò Zeus, di concedere al ragazzo il dono dell’immortalità e sfuggire così alla maledizione di Afrodite.
Dalla loro unione nacquero Emazione e Memnone. Durante l’assedio di Troia Mnemone fu ucciso da Achille e da quel triste giorno la dea dell’aurora piange inconsolabilmente il proprio figlio ogni mattina e le sue lacrime formano la rugiada.

Titone però da Zeus ebbe l’immortalità, ma non il dono dell’eterna giovinezza e, divenuto vecchio e barbuto, fu inesorabilmente abbandonato dalla passionale dea per il giovane Cefalo, figlio del re della Focide, che abitualmente la mattina si recava sul monte Imeto per la caccia al cervo.

Eos, come ogni mattino percorrendo il cielo con il suo carro, notò il giovane e attratta dal suo bell’aspetto, se ne innamorò perdutamente e per averlo tutto per sé, lo rapì, portandoselo con il carro del Sole su nel cielo.
Con l’aiuto di Eros che colpì Cefalo con un dardo facendolo invaghire della dea, Eos fu riamata.

E' stata anche ritratta in situazioni amorose.

Madre eternamente infelice, dea bellissima e sensuale, amante fedifraga e per anatema perennemente insoddisfatta, a noi piace pensare Eos nell’atto di spargere rose sulla Terra, quelle rose che vivono della rorida rugiada stillata dai suoi occhi in liquide perle.




Commenti