FOTOGRAFIA E PITTURA - Contrasti e similitudini | di Belisario Righi
- Belisario Righi
- 19 ott 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 30 mar

FOTOGRAFIA E PITTURA
La Fotografia e la Pittura sono arti figurative.
Seppure dissimili nella tecnica, hanno la comune caratteristica di rappresentare in due dimensioni quello che nella natura, nello spazio volumetrico, si manifesta in tre dimensioni, riducendo su di un unico piano l'immagine di un soggetto di per sé tridimensionale.
Entrambe si avvalgono dell'uso della composizione che talvolta è anche arricchita dalla prospettiva. Quest'ultima in Fotografia, sebbene di più facile resa nell'immediatezza, richiede un lavoro più tecnico e complesso quando deve essere eliminata, costringendo il fotografo ad adottare particolari aperture di diaframma, per ridurre la profondità di campo ed appiattire quindi l'immagine. Nonostante ciò, esiste comunque per le due arti la possibilità di gestire la visione prospettica.
Anche il colore, strumento essenziale di rappresentazione per la Pittura, nonché elemento compositivo insostituibile, ha identica valenza anche per la Fotografia, ad esclusione della realizzazione in bianco-nero che lo elimina. Ecco quindi che la macchina fotografica può avere la medesima funzione del pennello e assolvere allo stesso compito.
Nella Fotografia, in linea teorica, una volta partito lo scatto non si avrà più la possibilità di intervenire sull'immagine riprodotta, se non ricorrendo a successive esposizioni o a fotomontaggi e mai sarà raggiungibile la flessibilità ottenibile con la tela e il pennello.
In questo senso la Fotografia diventa espressivamente più restrittiva della Pittura, la quale può avvalersi di infinite rielaborazioni, ma come si è detto precedentemente, questo avviene solo in linea teorica, perchè con l'avvento di PHOTOSHOP il mondo della Fotografia ha subito una rivoluzione radicale, sia nella creatività che nella rappresentatività, ed oggi i moderni fotografi realizzano immagini che, come nella Pittura, sono di pura fantasia e non si rapportano a rappresentazioni reali e naturali.
Osserviamo La torre di Babele, dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, conosciuta come la Grande Torre del 1563 e La torre di Babele, fotografia della Grande Torre, di Emily Allchurch.
L'immagine fotografica mantiene la stessa volumetria del dipinto e persino il cielo è lo stesso, ma diversi sono i particolari. La fotografa è partita dalla tela di Bruegel e via via ha sostituito, con l'aiuto di Photoshop, elementi della composizione con altri di sua invenzione e, aggiungendo o togliendo particolari, è arrivata al risultato che vediamo.
Questo è solo un esempio di cosa si possa fare con Photoshop e oggi ogni fotografo ne fa uso, a volte in maniera anche esagerata e allora vedremo donne, non più giovanissime con la pelle di una ventenne, figure snelle e longilinee, occhi di una colorazione diversa da quella reale e così via, con una iperproduzioni di immagini che pur avendo una valenza commerciale, perdono il fascino dello scatto, divenendo poco più che accademismi grafici. David Hamilton, fotografo inglese, diventato famoso per le sue foto realizzate con filtri soft e flou, ha con la pittura un rapporto particolare, traendo da questa ispirazione, sia per quanto riguarda l'aspetto compositivo sia per i soggetti ritratti, creando immagini che a volte sono delle vere e proprie riproposizioni di opere d'insigni Maestri del pennello.
Nella rappresentazione delle ballerine di danza classica, soggetto più volte ritratto, è evidente il richiamo a Edgar Degas.
In Hamilton si ritrova l'eleganza dei quadri del pittore francese, la stessa evanescenza dei costumi e soprattutto la medesima calda e morbida atmosfera che anima la scena.
Anche la luce, in entrambi gli artisti, non è mai diretta, ma proviene lateralmente bruciando alcune parti del tutù. Dalla serie Le sorelle, analizziamo la foto che segue
e confrontiamola con due dipinti del pittore inglese Sir Lawrece Alma-Tadema.
Dipinto n. 1
Dipinto n.2
Nella fotografia, la trasparenza dell'acqua, l'acconciatura delle ragazze, la ricercatezza dell'insieme, il senso generale di nitore sono palesi richiami al dipinto n. 1, mentre nel dipinto n. 2 il chiarore del marmo ci riporta alla tonalità delle piastrelle della fotografia né può passare inosservata la luce bianco-azzurra che è la vera protagonista dell'opera di Hamilton e di Alma Tadema. Sempre Hamilton, ha voluto dedicare un suo scatto al grande pittore olandese Jan Vermeer, il quale ha come sua caratteristica particolare quella di ritrarre soggetti davanti alla finestra, e la finestra è sempre alla sinistra. Il Maestro amava dipingere in casa e probabilmente le stanze della sua magione aggettavano tutte sullo stesso lato, cosicché esiste una copiosa produzione di tele con la luce che proviene sempre da una finestra posta a sinistra del soggetto.
Eccone alcuni esempi
Si noti come nel corso degli anni, Vermeer non abbia mai cambiato la provenienza della luce, e per ogni soggetto abbia trovato la finestra alla giusta altezza per poter illuminare il volto delle donne.
Ed ecco ora David Hamilton con una sua fotografia intitolata (non poteva essere diversamente): Omaggio a Vermeer.
Infine per concludere con Hamilton anche se per questo Fotografo si potrebbero trovare ancora molti riferimenti a famose pitture, guardiamo la sua rivisitazione de Le tre Grazie di Raffaello Sanzio.
Come si può chiaramente notare Hamilton ha adottato lo stesso schema compositivo di Raffaello, persino le figure femminili assumono uguali posture. Unica differenza: lo sfondo. Hamilton non aveva il pennello di Raffaello e per far risaltare le linee sfumate dei contorni, affinche non si mescolassero alle tonalità del paesaggio, aveva bisogno di uno sfondo scuro.















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