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IL PROCESSO - Franz Kafka | Recensione di Belisario Righi

Aggiornamento: 3 apr



Ritratto fotografico di Franz Kafka.
Ritratto fotografico di Franz Kafka

RECENSIONE


IL PROCESSO, romanzo incompiuto, scritto fra il 1914 e il 1915, pubblicato postumo, è un capolavoro astratto, redatto in uno stile surreale, denso di deliranti elucubrazioni che, per la loro intricata e macchinosa descrizione, comportano diverse interpretazioni di lettura, non privo di riferimenti al Realismo Magico.

L'interprete Josef K., processato per misteriose cause, è costantemente fluttuante in una magica sospensione dentro uno scenario immobile e inquietante.

Basato sull'inesplicabilità dell'applicazione della giustizia, regolata da dinamismi di difficile comprensione, l'essere umano, intrappolato nelle maglie di un perverso sistema legislativo, viene assalito da dubbi, travolto da incomprensioni e paure che lo rendono inerme di fronte a tante inesplicabili procedure applicative.

L'uomo, ormai vinto, privato di ogni moto di ribellione, vive nell'angoscia del giudizio finale che viene continuamente procrastinato, immergendolo in un plasma di sfiducia, impotenza e disgusto delle leggi.

L'opera è una dura critica all'apparato giudiziario che, con i suoi dinamismi, ci confonde, ci spiazza e ci fa mettere in discussione la nostra posizione di esseri umani nel consorzio sociale e soprattutto ci crea diffidenza verso le istituzioni. 

Il romanzo, intriso di angosciante suspense, può essere meglio compreso, se si conoscono un poco i veleni della burocrazia giudiziaria e legislativa.




 
 
 

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