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NARCISO E BOCCADORO - Hermann Hesse | Recensione di Belisario Righi

Aggiornamento: 6 giorni fa



Ritratto fotografico di Hermann Hesse.
Ritratto fotografico di Hermann Hesse


RECENSIONE


Il romanzo NARCISO E BOCCADORO descrive il contrasto fra natura e spirito sulla via della ricerca della verità.

Narciso rappresenta lo spirito, Boccadoro rappresenta la natura, ed entrambi, usando come mezzo di indagine il solo spirito o i soli sensi, non riescono nell'intento della loro ricerca. Boccadoro, vagabondo, nella sua esistenza nomade perde la fede in Dio, mentre Narciso, abate, perde la capacità di conoscere e percepire la vita attraverso i sensi. Ma sia Narciso, quanto Boccadoro, alla fine, vivendo secondo la loro natura, seguendo i loro impulsi fisici ed intellettuali, in essa troveranno la piena realizzazione. In questo romanzo si percepisce l'influenza della Nascita della tragedia di Nietzsche, il contrasto fra apollineo e dionisiaco, fra razionalità e istinto.

L'opera rivela il pensiero di Hesse in tutta la sua interezza, unitamente ad una trama e uno sviluppo narrativo avvincenti. 

Una vita spesa in riflessioni e studi sull'esistenza, può aiutare  nella ricerca del nostro posto nel mondo, ma anche la vita con i suoi problemi e le sue incombenze quotidiane può essere la giusta strada  per trovare se stessi e potersi avvicinare al Creato, a Dio.

Boccadoro è senza meno il personaggio più empatico e realistico della novella. Stupefacente è la narrazione dei suoi vagabondaggi, e lo studio antropologico del vagabondo. 

Dal testo: Non soggetti ad alcuno, dipendenti solo dalle vicende dell'atmosfera e della stagione, senza una meta davanti a sé, senza un tetto sopra di sé, in possesso di nulla, esposti a tutti gli eventi, i vagabondi conducono la loro vita semplice e coraggiosa, misera e forte. Sono i figli di Adamo, dell'uomo cacciato dal Paradiso, e sono i fratelli degli animali, degl'innocenti; dalla mano del cielo prendono ora per ora ciò che vien loro dato: sole, pioggia, nebbia, neve, caldo, e freddo, benessere e indigenza; per loro non esiste il tempo, la storia; non esiste una mira, e neppure quell'idolo dello sviluppo e del progresso, nel quale credono così disperatamente quelli che hanno una casa. Un vagabondo può essere delicato e rozzo, ingegnoso o melenso, coraggioso o pauroso, ma nel cuore è sempre un fanciullo, vive sempre come al primo giorno, avanti l'inizio di ogni storia universale, e la sua vita sarà sempre guidata da pochi semplici istinti e bisogni. Può essere intelligente o sciocco; avere coscienza profonda della fragilità e caducità d'ogni vita, della povertà ed ansietà con cui ogni essere porta il suo tantino di sangue caldo attraverso il ghiaccio degli spazi, o solo seguire puerilmente e avidamente i comandi del suo povero stomaco...sempre egli è il contrapposto e il nemico del possidente e del sedentario, che lo odiano, lo disprezzano e lo temono, perché non vogliono che si rammenti loro la fugacità d'ogni esistenza, il continuo avvizzire d'ogni vita, la morte gelida e inesorabile che riempie intorno a noi l'universo.​​

E' il concetto base della filosofia di Hesse. Ogni uomo, altro non è che la sua vita. Ognuno scrive la leggenda della propria esistenza. E non esistono altri mezzi per raggiungere la verità, se non vivere, soffrire e gioire.


Fonti:

Wikipedia;

Hesse di Ralph Freedman.



 
 
 

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