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IL ROSSO NELL'ESPRESSIONISMO E NELL'ASTRATTISMO LIRICO | di Belisario Righi

Aggiornamento: 13 lug



Il colore Rosso
Il colore rosso


La principale caratteristica intellettuale dell’artista è la sensibilità che lo rende disponibile verso ogni sensazione e ricettivo a ogni nuova esperienza.

L’aria che egli respira è intrisa di effluvi che arrivando alla psiche provocano sul suo animo modificazioni e coinvolgimenti.

Il desiderio di partecipare al mondo, eterno interlocutore dell’artista, diventa ossessionante e allora il linguaggio si arricchisce di nuovi lessici, perché ogni grande artista ha in sé il senso della provocazione (Arthur Cravan).

L’uso del colore rosso nell’arte figurativa assume significati e valenze di straordinaria complessità emotiva, profondamente diversi a seconda dello stile pittorico cui è riferito.

Nell'ambito dell’Espressionismo e dell’Astrattismo Lirico, il rosso emerge come una tonalità pregnante che trascende la mera rappresentazione per farsi simbolo di intensità emotiva e di esplorazione interiore.

L’Espressionismo mantiene un legame diretto con l’esperienza vissuta, ha come intenti principali la trasmissione di emozioni forti e la rappresentazione di una realtà percepita in modo soggettivo.

Nell’Espressionismo, il rosso è spesso ancorato a un contesto narrativo e figurativo, e viene utilizzato per dare vita a composizioni che riflettono il profondo sentimento di libertà e spontaneità, fondamento per una sorta di linguaggio visivo che parla direttamente all’anima, dove ogni pennellata diventa un gesto di affermazione personale.

L’Astrattismo lirico abbraccia una dimensione più universale e astratta, in cui il rosso diventa simbolo di vitalità e si libera ulteriormente dai vincoli del reale, diventando una forma pura di espressione artistica.

Nell’Astrattismo lirico si assiste a una transizione significativa: dall'esplorazione di temi esistenziali e personali, tipica dell’Espressionismo, all’astrazione totale e alla liberazione creativa, propria dell’Astrattismo lirico.

Questa evoluzione permette al rosso di acquisire nuovi significati, non più legati a situazioni specifiche, ma a esperienze viscerali e metafisiche.

Per la bisogna prenderemo a modello due grandi Maestri, esponenti di spicco dell’Espressionismo e dell’Astrattismo lirico: Edvard Munch e Vasilij Kandinskij.

Artisti come Munch e Kandinskij utilizzarono il rosso non solo per rendere vivide le loro tele, ma per evocare stati d'animo intensi e conflittuali.

In opere come L'Urlo, il più noto ed emblematico dei lavori di Munch, il rosso non è semplicemente un colore; diventa l’essenza del dolore, della disperazione,

dell'angoscia. La sua presenza è carica di significato e comunica un senso di irrequietezza che coinvolge lo spettatore a livello emotivo.

Il grande Munch, che riuscì a far urlare il colore, fu sopraffatto dalla crudezza della realtà, forse perché vi credette troppo e mai trovò la pace.



L'Urlo - Edvard Munch - 1893
L'Urlo - Edvard Munch - 1893


Nel blu - Vasilij Kandinskij - 1925
Nel blu - Vasilij Kandinskij - 1925


Mentre nei dipinti del pittore russo, la deformazione completa degli elementi contingenti astrae l’artista dal mondo corposo ove nascono e prosperano le passioni, e il rosso sta a significare uno stato di eccitazione al culmine che, con il suo ardore, innesca un dinamismo che porta al verde della purgazione fino a raggiungere la pace dei sensi e il Nirvana nel quieto blu.

Se Kandinskij avesse amato la canonicità delle situazioni e la formalità delle circostanze avrebbe fatto l’Avvocato; ma quando l’Estetica non è più sedotta dal racconto, laddove il concettuale rappresenta l’unico possibile manierismo narrativo, è qui che comincia la vera lirica kandinskiana, anteponendosi nettamente all’Espressionismo, matrice positiva e verista dell’oggettiva realtà quotidiana, troppo angusta ed assiomatica.




 
 
 

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