OGGI NON SI LEGGE PIU' - L'importanza della lettura | di Belisario Righi
- Belisario Righi

- 15 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 29 lug

Da più parti si sente dire che oggi si legge poco.
Probabilmente è vero se consideriamo che il computer e il telefono hanno sostituito la lettura sulla carta stampata. Ormai i dispensatori ufficiali della cultura sono i social network, ma la loro è una cultura concepita per un'informazione immediata, visiva, nascente dalla volontà di mostrarsi in una veste accattivante, basata sull'apparenza, più ancora sull'appariscenza, che impone uno stile narrativo manifestamente esibizionista.
Purtroppo questa impostazione culturale elude troppo spesso la conoscenza che dovrebbe basarsi sul vero ed effettivo significato dell'esprimersi.
Sottocultura? Credo proprio di sì.
Con naturalezza, si affrontano argomenti che, anziché essere trattati attingendo a basi culturali, giocano sull'immediatezza del linguaggio parlato, sempre più contaminato dall'uso di termini presi a prestito da uno slang mediatico che ha definitivamente soppiantato l'uso corretto delle parole. Per esprimere concetti si usano fotografie e non raramente atteggiamenti di dubbio gusto.
La domanda da porsi è semplice.
E' possibile affrontare un argomento se non se ne conosce l'iter sociale e culturale che l'ha prodotto? Oppure, disquisire su un tema, disconoscendone l'ideologia di fondo, apprendibile soltanto dallo studio delle cause che l'hanno generata? E tali cause, quando ci si riferisce ad assunti culturali, dove le possiamo rinvenire se non attraverso la lettura di testi, vergati da chi ha studiato e approfondito l'argomento?
Prendiamo ad esempio la pittura, tra le arti figurative, la più malleabile, iconica di fermenti intellettuali che caratterizzano le tendenze sociali. Non credo si riesca ad apprezzare e comprendere, al di là della rappresentazione narrativa, un dipinto di Botticelli, se non si sa nulla del Rinascimento, delle cause che l'hanno svincolato dai legami con la la pittura medievale. In che misura possiamo apprezzare un quadro di Balla o di Boccioni se non conosciamo Marinetti, i suoi scritti e il manifesto del Futurismo? Si può cogliere l'essenza di un dipinto di Corot se non sappiamo cosa sia il Realismo? Se non abbiamo letto Zola?
E la politica? Siamo quotidianamente sottoposti a logorroiche esposizioni politiche oltre che dai protagonisti, dai giornalisti, dagli opinionisti, dai salottieri dei talk show.
Gli argomenti sono di varia natura, ma certamente il più gettonato è la Costituzione Italiana.
Di questa cosiddetta Carta Costituzionale, ovvero Legge fondamentale di uno Stato, ogni interlocutore ne parla con lo stesso disinvolto trasporto con cui al bar potrebbe discutere dell'ultima partita di pallone vinta dalla squadra del cuore. Sembra che la Costituzione Italiana, per come se ne parla, sia il libretto di manutenzione dell'aspiravolvere, lettura semplice, soprattutto corta, ma io mi chiedo quanti di quegli illustri oratori hanno letto, soppesandone le parole, tutti i suoi centotrentanove articoli?
Non oso avanzare un pronostico, ma sono certo che aldilà dell'articolo in discussione, letto qualche ore prima, il resto, sia per tutti notte fonda.
Si potrebbe continuare con altri parallelismi, con altri esempi, ma arriveremmo sempre allo stesso risultato. Ogni azione, ogni comportamento, qualsiasi ideologia presuppone una conoscenza che non può arrivare che dalla cultura, e la cultura non può prescindere dalla lettura.
Da questa considerazione nasce un altro dilemma. Come si può conoscere il mondo d'oggi se non si sa niente del mondo passato, se non se ne conosce la storia? Riappare quindi la necessità inderogabile della lettura, piedistallo su cui costruire l'impalcatura della nostra personalità, della nostra cultura sociale, del nostro senso di appartenenza al mondo circostante.



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